Work in progress - Olio su collage
Work in progress - Olio su collage
Acquerello e acrilico su scotch carta
Acquerello e acrilico su scotch carta
Like canaries for miners - Olio su tela
Like canaries for miners - Olio su tela
Last NYC artist - Olio su tela
Last NYC artist - Olio su tela
A christmas gift - Digital painting
A christmas gift - Digital painting
In bloom - Olio su tela recuperata
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Acquerello e acrilico su scotch carta
Acquerello e acrilico su scotch carta
Emotions and distortions - Olio su carta oleata
Emotions and distortions - Olio su carta oleata
You cannot change the future - Olio su cartone di recupero
You cannot change the future - Olio su cartone di recupero
Ritratto su commissione
Ritratto su commissione
Digital painting
Digital painting
Digital painting
Digital painting
Trapped pt.2 - Olio su tela
Trapped pt.2 - Olio su tela
Natura nascosta - Olio su tela
Natura nascosta - Olio su tela
No more photos - Olio su tela
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It's right to weep - Olio su tela
It's right to weep - Olio su tela
Digital painting
Digital painting
Acquerello
Acquerello
Acrilici e vernice su scotch carta
Acrilici e vernice su scotch carta
Iconoclasm - Olio su tela
Iconoclasm - Olio su tela
Ritratto su commissione
Ritratto su commissione
Acquerello
Acquerello
Acquerello e acrilico su scotch carta
Acquerello e acrilico su scotch carta
Digital painting
Digital painting
Quarantine - Olio su carta oleata
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Work in progress - Olio su collage
Work in progress - Olio su collage
Studio di testa - Olio su tela
Studio di testa - Olio su tela
Ritratto - Tecnica mista su tela
Ritratto - Tecnica mista su tela
At the end of the day - Olio su carta oleata
At the end of the day - Olio su carta oleata
Whatever people say I am, I'm not - Olio su tela
Whatever people say I am, I'm not - Olio su tela
Olio su carta oleata
Olio su carta oleata
Trapped pt.4 - Olio su tela
Trapped pt.4 - Olio su tela
Carboncino su carta 300gr
Carboncino su carta 300gr
Just junk - Olio su tela
Just junk - Olio su tela
So it goes - Olio su legno di recupero
So it goes - Olio su legno di recupero



mail: dallavallealberto@gmail.com
IG: @dallavalle_alberto



Il mio approccio alla pittura nasce dalla volontà di interrogarmi su ciò che sono, lasciando un segno che mi permetta di trasformare una necessità espressiva in un percorso di ricerca personale, tentando di far convivere la mia formazione grafica con un processo artigianale e istintivo.

Parto da immagini di riferimento e le trasformo progressivamente tramite schizzi, elaborazioni digitali, scomposizioni e studi cromatici; un lavoro di costruzione e decostruzione che porta lentamente al risultato finale, lasciando che errori, correzioni, sovrapposizioni e sottotracce rimangano come parte integrante dell’opera.
Il dipinto diventa così anche una forma di autoanalisi, in cui il risultato finale conserva i segni del percorso che lo ha generato,  mantenendo una costante tensione tra intenzionalità e perdita di controllo; il progetto iniziale entra in relazione con la tela attraverso modifiche continue, dettate sia dalla mia incapacità di creare una riproduzione fedele del soggetto, sia da un elemento di casualità.

Conciliare parti figurative ed elementi più astratti mi aiuta a creare una gerarchia visiva, inducendo l’osservatore a focalizzarsi su determinati dettagli dell’opera invece di soffermarsi sul contesto generale. 
Scenari appena abbozzati o parti del corpo incompiute servono a far risaltare un’espressione, una cicatrice o una posa, celando, ad un primo sguardo, elementi costruttivi, tracce di pastelli o colate di colore che vanno a comporre una texture astratta in grado di amalgamare tutta l’immagine.
Nei miei lavori è preponderante la figura umana, utilizzata come specchio, quasi a cercare nei pensieri intimi degli altri le risposte alle mie domande: una sorta di seduta di psicoanalisi in cui provo a capire il perché di ciò che faccio, lasciando trasparire spontaneamente un senso di disagio, filo conduttore dell’intera produzione artistica.

Traspare un’attrazione verso il non detto, tutto ciò che richiede uno sguardo più attento per essere colto; per questo motivo, nelle mie tele, lascio spazio all’ambiguità poichè credo che debba essere l’osservatore ad interrogarsi su ciò che l’opera comunichi, attraverso interpretazioni personali. Cerco di trasmettere le stesse sensazioni conflittuali che provo dipingendo oppure mentre osservo il lavoro ultimato, senza offrire appigli per arrivare ad un’unica lettura chiara e consolatoria.

Tutto ciò che non è esplicito può essere riconosciuto a livello emotivo, creando una connessione più profonda tra opera e osservatore.
My approach to painting stems from an expressive need to create a legacy through which I can question who I am, seeking to reconcile my background in graphic design with a more handcrafted and instinctive process.

I begin with reference images and progressively transform them through sketches, digital processing, fragmentation, and colour studies. This process of construction and deconstruction slowly leads to the final result, allowing mistakes, corrections, overlaps, and underlying traces of the creative journey to remain an integral part of the work. 
The painting thus also becomes a form of self-analysis, in which the final outcome retains the marks of the path that generated it, remaining in constant tension between intentionality and loss of control. The initial project enters into a dialogue with the canvas through continuous alterations, driven both by my inability to create a faithful reproduction of the subject and by an element of chance. 

Reconciling figurative passages with more abstract elements helps me create a visual hierarchy, leading the viewer to focus first on certain details of the work and only later on its entirety. Barely sketched settings or unfinished the body parts serve to highlight an expression, a scar, or a pose, concealing, at first glance, structural elements, pastel marks, or paint drips that form an abstract texture capable of blending the whole image together. 
The human figure plays a central role in my work, used as a mirror, as though I were searching for answers to my own questions in the intimate thoughts of others. It is a kind of psychoanalytic session in which I try to understand why I do what I do, spontaneously revealing a sense of unease that runs throughout my artistic practice. 

There is also an attraction to the unspoken, to everything that requires a closer look in order to be grasped. For this reason, I leave room in my canvases for ambiguity and personal interpretation, as I believe it’s up to the viewer to question what the artwork communicates. 
Rather than offering clues that lead to a clear and reassuring meaning, I seek to convey the same conflicting sensations I experience while painting, or once the work is complete, so that everything left unstated may be recognised on an emotional level, creating a deeper connection between the work and the viewer.